Ti sei mai chiesto quanti chilometri hanno percorso gli alimenti che tu giornalmente acquisti? In media, 1.900. Non ci avevi mai pensato, vero? Questo significa che nel tragitto dal produttore alla tua tavola, ha potuto inquinare più o meno quanto un’automobile che viaggia da Berlino alla Sicilia. Tutti i giorni. E senza contare quanta anidride carbonica emettono l’agricoltura intensiva e la successiva lavorazione degli alimenti, e quanta plastica viene utilizzata per gli imballaggi.

Il modo in cui viene prodotto il cibo è uno dei fattori che contribuisce maggiormente al cambiamento climatico. Il che significa che anche tu puoi fare molto per questo pianeta. Come? Scegliendo alimenti che di chilometri non ne percorrono nemmeno uno (o quasi). “Chilometro zero” è un’espressione che ha preso piede già dai primi anni 2000, ma che si usa, e soprattutto si pratica, ancora troppo poco. Una spesa che rispetta l’ambiente richiede forse un po’ più di tempo, ma ha benefici diretti sulla tua salute, è più buona e ti fa risparmiare!

Il Significato di Km 0

Un concetto simile, due modi per esprimerlo. Chilometro zero significa che la distanza fra produttore e consumatore è ridotta ai minimi termini. Gli alimenti che compri provengono da aziende agricole della zona che propongono solo cibi biologici. Questo significa che se abiti in Veneto, non potrai mangiare arance tutti i giorni e che non troverai il lambrusco emiliano nel mercato dietro casa, a Treviso. Naturalmente, i primissimi prodotti che vengono esclusi sono quelli che non possono nemmeno essere coltivati, o allevati, in Italia.

Filiera corta invece è una cultura del consumo che si contrappone alla filiera lunga della grande distribuzione. Eliminati quindi tutti i passaggi intermedi che separano l’agricoltore da chi acquista e porta in tavola. Non esistono più imballaggi, confezioni di plastica e camion con celle frigorifere enormi che percorrono lunghe distanze.

Far volare il vino e far navigare la carne contribuisce in modo significativo all’emissione di anidride carbonica– si legge nel comunicato – mentre cibarsi con prodotti locali permette di risparmiare decine di chili di petrolio“.

I vantaggi del km0

“Sono migliori per la tua salute, hanno un sapore più buono, rispettano l’ambiente e ti permettono di risparmiare. I vantaggi dei prodotti a chilometro zero superano di gran lunga gli svantaggi. Ecco tutte le ragioni per comprare alimenti di stagione e legati al territorio in cui vivi.”

Il primo vantaggio di una spesa a chilometro zero è per la tua salute: sai da chi stai acquistando le mele e sai come le ha coltivate. Puoi quindi essere sicuro di mangiare prodotti che non sono stati nutriti da concimi chimici o protetti da pesticidi aggressivi. In più, sono freschi, appena raccolti. Niente maturazioni in celle frigorifere e nessun bisogno di conservanti.

E così si arriva al secondo vantaggio, che è chiaramente il gusto. Sono l’aria aperta e i raggi del sole a stimolare quelle sostanze che rendono il sapore di una zucchina diverso da quello di una melanzana e sono i principi nutritivi del terreno che rendono buono un rapanello o una patata.

Ma soprattutto l’eliminazione di tutti i passaggi intermedi fa sì che tu non ne debba più sostenere il costo. Significa quindi che, il più delle volte, comprando a chilometro zero risparmierai anche fino al 30%.

E naturalmente, il vantaggio maggiore lo regali all’ambiente:

  • abbattimento delle emissioni di C02 e di ammoniaca, liberata nell’aria dai fertilizzanti
  • niente spreco di acqua o energia per la lavorazione, il confezionamento e la conservazione del prodotto
  • eliminazione di imballaggi di plastica o cartone

Gli svantaggi del km0

Gli svantaggi, se così possiamo davvero definirli, riguardano principalmente la possibilità di scelta. Se acquisti biologico e a chilometro zero, significa che avrai a disposizione prodotti di stagione, quindi non potrai cucinare lo stesso piatto a gennaio e ad aprile-

Non solo, ma vengono valorizzati soprattutto alimenti legati al territorio, quindi sarà più facile trovare gli agrumi in Sicilia e le mele in Trentino. E ovviamente, i prodotti che provengono dall’estero non sono nemmeno da tenere in considerazione. Ma ci pensi quanta anidride carbonica serve per fare arrivare una  bistecca argentina fino al tuo frigorifero?

Come acquistare a km0

In generale, puoi affidarti ai mercati di quartiere o ai negozi di prodotti tipici dove i contadini e gli allevatori della zona vendono i propri prodotti. Oppure puoi scegliere di dedicare un weekend a fare un giretto in campagna e scovare chi ha aperto un punto vendita direttamente nella propria azienda agricola. In questo modo potrai anche chiedere come lavorano ed essere sicuro che si tratti di produzione biologica.

Chilometro zero non significa che tu debba dimenticarti per sempre di qualsiasi prodotto che non venga coltivato dietro casa tua, ma che decidi di basare le tue abitudini alimentari soprattutto sugli alimenti del tuo territorio e che consideri tutto il resto come un’eccezione da non consumare tutti i giorni.

Se vuoi un mondo più pulito questa è la strada giusta, e voi cosa ne pensate?

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